Con la decisione della Corte di Cassazione del 10 aprile scorso, salgono a 52 le sentenze che affermano con chiarezza un principio ormai consolidato: l’Amministrazione scolastica non può continuare a rinnovare incarichi a tempo determinato per gli insegnanti di religione oltre il limite dei tre
anni scolastici.
La giurisprudenza risulta ormai stabilmente orientata nel censurare questa prassi, condannando il Ministero dell’Istruzione e del Merito non soltanto al risarcimento del danno, ma anche alla rifusione delle spese legali. Il punto di svolta è stato rappresentato dalla pronuncia della Corte di Giustizia
dell’Unione Europea che — a seguito di un rinvio pregiudiziale promosso in un giudizio sostenuto dallo Snadir — ha riconosciuto il diritto dei docenti di religione a non permanere per l’intera vita lavorativa in una condizione di precariato ingiustificato
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