Lo scorso 1 aprile, data forse non voluta ma quanto mai opportuna, siamo venuti a sapere della firma della parte economica del contratto scuola università e ri-
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La notizia ci ha colti completamente di sorpresa perché come lavoratori e delegati non solo non siamo stati minimamente coinvolti nella discussione su quali
dovessero essere le condizioni del nuovo contratto, ma non eravamo neanche stati informati sullo stato della contrattazione. Con quale credibilità possiamo
portare avanti battaglie per una maggiore democrazia nei nostri posti di lavoro se poi le direzioni sindacali si comportano in questo modo?
Ma è il contenuto dell’intesa che ci lascia ancora più sconcertati. Un aumento del 5,9% alla fine dei tre anni (quindi un 2% all’anno) a fronte di un’inflazione che data la situazione nazionale e internazionale sarà almeno a doppia cifra, come già avvenuto dopo la guerra nel 2022. Il risultato quindi sarà una diminuzione del salario reale e un ulteriore impoverimento di noi tutti.
Questo è ancora più grave considerato che già nel precedente rinnovo abbiamo avuto un aumento nominale del 6% a fronte di un’inflazione ufficiale del 17%, con una riduzione dei nostri salari reali dell’11%. Soldi che, per quanto previsto dal precedente CCNL sottoscritto, non recupereremo più!
Risulta ancor più inspiegabile la sottoscrizione da par te di chi, come la CGIL, non aveva sottoscritto il con tratto precedente. Fra i due contratti non c’è nessuna differenza sostanziale, affermare che questo rinnovo è “in linea con l’inflazione” è semplicemente una presa in giro! Stiamo subendo sui 6 anni un impoverimento
di almeno un 20%.

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